
lunedì 25 maggio 2009
mercoledì 20 maggio 2009
Bologna, Patrizia Finucci Gallo anche per l'Arte!
Patrizia Finucci Gallo presenta il suo programma.
Giovedì 21 maggio alle ore 18.30, presso la galleria d'arte ENNEVU in via Fondazza 7/c, la scrittrice Patrizia Finucci Gallo, candidata indinpendente nel gruppo dei Verdi per Flavio Delbono, presenterà il suo programma elettorale in favore dell'arte e della cultura.
Saranno presenti Nicoletta Vignoli, il pittore Roberto Pagnani e il critico d'arte Vladimiro Zocca.
Al consiglio comunale, scheda azzurra
committente responsabile :Patrizia Finucci Gallo.
Giornalista e scrittrice, vive a Bologna. Ha lavorato presso la redazione dell'Unità e della Rai Emilia Romagna.
Dal 1998 dirige la scuola di scrittura creativa “Harriette Stanton Blatch”, officina per giovani talenti, con specifici laboratori sulla letteratura delle donne.
Tra i suoi libri ricordiamo Il pudore dei sentimenti per i tipi di Pendragon, Gli ultimi peccati, Sperling & Kupfer editori, la raccolta di racconti La prima volta, edizioni ES, Laboratorio di scrittura al femminile, Perdisa editore, Guida ai piaceri di Bologna, Il Fenicottero, Io non mordo ve lo giuro. Storie di donne immigrate in Italia, Perdisa editore.
Da tre anni, nel salotto di casa sua, artisti noti ed esordienti si incontrano con regolarità per presentare libri, promuovere spettacoli teatrali, illustrare rassegne, raccontare i progetti sperimentali e di ricerca: una piccola risposta all'universo ingessato delle istituzioni, più attente a sponsorizzare i grandi eventi che a sostenere il fervore culturale già presente nella città.
CONTRO LE PAROLE VUOTE, TRE OBIETTIVI CONCRETI
· Per la cultura. Valorizziamo i teatri, investiamo nell’arte, diamo visibilità ai gruppi e alle associazioni che producono idee ed eventi. Apriamo anche la sera le principali biblioteche, luoghi di ricerca e di studio ma anche di incontro e di aggregazione. L’assessorato esca dal Palazzo e lanci una nuova politica dell’attenzione.
● Per le donne. La realtà femminile è cambiata: rispondiamo alle nuove esigenze sociali ed imprenditoriali reperendo luoghi e contenitori professionalmente condivisibili. E allungando l’orario degli asili nido, oppure offrendo servizi alternativi.
● Per la sicurezza. Illuminiamo le vie e animiamo gli spazi pubblici. Attrezziamo la città potenziando i mezzi di trasporto notturni, facendo circolare gli autobus almeno un’ora in più. Invece delle ronde allestiamo presìdi culturali.
__________________________________________________________________________________________
mobile 329 40 25 411 e-mail patriziafinuccigallo@gmail.com blog www.patriziafinuccigallo.blogspot.com
facebook Patrizia Finucci Gallo sito www.scuolastanton.com blog www. rosastanton.blogspot.com
Giovedì 21 maggio alle ore 18.30, presso la galleria d'arte ENNEVU in via Fondazza 7/c, la scrittrice Patrizia Finucci Gallo, candidata indinpendente nel gruppo dei Verdi per Flavio Delbono, presenterà il suo programma elettorale in favore dell'arte e della cultura.
Saranno presenti Nicoletta Vignoli, il pittore Roberto Pagnani e il critico d'arte Vladimiro Zocca.
Al consiglio comunale, scheda azzurra
committente responsabile :Patrizia Finucci Gallo.
Giornalista e scrittrice, vive a Bologna. Ha lavorato presso la redazione dell'Unità e della Rai Emilia Romagna.
Dal 1998 dirige la scuola di scrittura creativa “Harriette Stanton Blatch”, officina per giovani talenti, con specifici laboratori sulla letteratura delle donne.
Tra i suoi libri ricordiamo Il pudore dei sentimenti per i tipi di Pendragon, Gli ultimi peccati, Sperling & Kupfer editori, la raccolta di racconti La prima volta, edizioni ES, Laboratorio di scrittura al femminile, Perdisa editore, Guida ai piaceri di Bologna, Il Fenicottero, Io non mordo ve lo giuro. Storie di donne immigrate in Italia, Perdisa editore.
Da tre anni, nel salotto di casa sua, artisti noti ed esordienti si incontrano con regolarità per presentare libri, promuovere spettacoli teatrali, illustrare rassegne, raccontare i progetti sperimentali e di ricerca: una piccola risposta all'universo ingessato delle istituzioni, più attente a sponsorizzare i grandi eventi che a sostenere il fervore culturale già presente nella città.
CONTRO LE PAROLE VUOTE, TRE OBIETTIVI CONCRETI
· Per la cultura. Valorizziamo i teatri, investiamo nell’arte, diamo visibilità ai gruppi e alle associazioni che producono idee ed eventi. Apriamo anche la sera le principali biblioteche, luoghi di ricerca e di studio ma anche di incontro e di aggregazione. L’assessorato esca dal Palazzo e lanci una nuova politica dell’attenzione.
● Per le donne. La realtà femminile è cambiata: rispondiamo alle nuove esigenze sociali ed imprenditoriali reperendo luoghi e contenitori professionalmente condivisibili. E allungando l’orario degli asili nido, oppure offrendo servizi alternativi.
● Per la sicurezza. Illuminiamo le vie e animiamo gli spazi pubblici. Attrezziamo la città potenziando i mezzi di trasporto notturni, facendo circolare gli autobus almeno un’ora in più. Invece delle ronde allestiamo presìdi culturali.
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mobile 329 40 25 411 e-mail patriziafinuccigallo@gmail.com blog www.patriziafinuccigallo.blogspot.com
facebook Patrizia Finucci Gallo sito www.scuolastanton.com blog www. rosastanton.blogspot.com
martedì 5 maggio 2009
Per un'estetica del naufragio di Vladimiro Zocca

PER UN’ESTETICA DEL NAUFRAGIO
Le navi di Roberto Pagnani appaiono come pensieri della memoria corrosi dal tempo.
Sono strutture-metafore che si districano dalle nebbie di un tempo passato e presente.
Nebbie acquee intrise di pungente salmastro marino e di fumiganti idrocarburi terrestri.
Scandiscono e congiungono, nel presente personale dell’artista, due tempi esistenziali dell’artista.
Il passato remoto che lambisce una lontananza incisa dai segni antichi e dalle cromie vetrose di Bisanzio.
Il passato prossimo di un’infanzia che ha assistito all’attacco di tutte le tinte del grigio e del nero da parte di un mondo artificioso che non guarda la natura.
Un mondo che si sta disfacendo nelle chiazze catramate di un tempo del produrre che è già un poi oltre la modernità.
Navi della nostalgia, della decadenza, della corrosione.
Ma i colorati sensi di corrosione pittorica di cui sono fatte le navi di Roberto celano un orizzonte alchemico di continua rinascita creativa.
La magia di una tecnica mista personalissima, accosta, combina, fonde relitti di darsene perdute, vestigia frammentate di cripte e di sarcofaghi appartenenti ad un’antica civiltà adriatica, tracce mnestiche di una equorea natura palustre non ancora dimenticata.
I colori sono costituiti dalle aspre ma accese vernici usate dall’industria.
Allora, navi tracciate da ferrosa asprezza come morchiate ombre di strutture di un industrialismo ormai obsoleto prendono il mare “verde piatto” dell’essere, nel tempo senza tempo di un eterno ritorno fuori del tempo di un viaggio senza fine.
Ricordano il vascello fantasma della nordica leggenda marina dell’Olandese volante, cantata da una romantica ballata di Heine.
Ma le navi di Roberto si portano dietro memorie di antiche geometrie del tempo delle palafitte che derubavano l’Adriatico e di moderne proporzioni di ferro e di fuoco che strutturavano la rivoluzione industriale.
E’ un’alchimia della corrosione che lascia campo libero ad un’estetica del naufragio.
Le navi, in quanto strutture del pensare, sono metafore dell’ essere che hanno sempre in vista la cognizione esistenziale del naufragio.
E’ la consapevolezza di quello che Jaspers chiama “salto”.
Salto fra l’orientazione nel mondo, fondata sulla conoscenza scientifica, e il pensiero dell’esistenza che, attraverso la visione e la conoscenza delle cose e degli oggetti, si spinge oltre il sapere di essi, verso l’essere in sé.
Estetica del naufragio che apre alla trascendenza del fare arte.
Navi, dunque, come paesaggi del disfacimento tecnologico che, nel fare dell’artista, vogliono possedere l’Adriatico per cercare altri mari oltre l’orizzonte infinito dell’essere.
Le navi di Roberto Pagnani appaiono come pensieri della memoria corrosi dal tempo.
Sono strutture-metafore che si districano dalle nebbie di un tempo passato e presente.
Nebbie acquee intrise di pungente salmastro marino e di fumiganti idrocarburi terrestri.
Scandiscono e congiungono, nel presente personale dell’artista, due tempi esistenziali dell’artista.
Il passato remoto che lambisce una lontananza incisa dai segni antichi e dalle cromie vetrose di Bisanzio.
Il passato prossimo di un’infanzia che ha assistito all’attacco di tutte le tinte del grigio e del nero da parte di un mondo artificioso che non guarda la natura.
Un mondo che si sta disfacendo nelle chiazze catramate di un tempo del produrre che è già un poi oltre la modernità.
Navi della nostalgia, della decadenza, della corrosione.
Ma i colorati sensi di corrosione pittorica di cui sono fatte le navi di Roberto celano un orizzonte alchemico di continua rinascita creativa.
La magia di una tecnica mista personalissima, accosta, combina, fonde relitti di darsene perdute, vestigia frammentate di cripte e di sarcofaghi appartenenti ad un’antica civiltà adriatica, tracce mnestiche di una equorea natura palustre non ancora dimenticata.
I colori sono costituiti dalle aspre ma accese vernici usate dall’industria.
Allora, navi tracciate da ferrosa asprezza come morchiate ombre di strutture di un industrialismo ormai obsoleto prendono il mare “verde piatto” dell’essere, nel tempo senza tempo di un eterno ritorno fuori del tempo di un viaggio senza fine.
Ricordano il vascello fantasma della nordica leggenda marina dell’Olandese volante, cantata da una romantica ballata di Heine.
Ma le navi di Roberto si portano dietro memorie di antiche geometrie del tempo delle palafitte che derubavano l’Adriatico e di moderne proporzioni di ferro e di fuoco che strutturavano la rivoluzione industriale.
E’ un’alchimia della corrosione che lascia campo libero ad un’estetica del naufragio.
Le navi, in quanto strutture del pensare, sono metafore dell’ essere che hanno sempre in vista la cognizione esistenziale del naufragio.
E’ la consapevolezza di quello che Jaspers chiama “salto”.
Salto fra l’orientazione nel mondo, fondata sulla conoscenza scientifica, e il pensiero dell’esistenza che, attraverso la visione e la conoscenza delle cose e degli oggetti, si spinge oltre il sapere di essi, verso l’essere in sé.
Estetica del naufragio che apre alla trascendenza del fare arte.
Navi, dunque, come paesaggi del disfacimento tecnologico che, nel fare dell’artista, vogliono possedere l’Adriatico per cercare altri mari oltre l’orizzonte infinito dell’essere.
Vladimiro Zocca
venerdì 13 marzo 2009
Casa di cose di Serena Simoni
Oggetti minimi ma pieni di vita nelle opere di Bendandi e Pagnani
Apri 2 Foto
Appropriato è il titolo Minime, del testo di presentazione di Casa di cose, una mostra a due – i ravennati Mauro Bendandi e Roberto Pagnani – allestita negli spazi del Teatro Rasi e curata da Viola Giacometti. Minimo è infatti l'aggettivo che si adatta ai soggetti di questa esposizione, tutti legati agli spazi domestici e all’azione quotidiana: caffettiere, pomelli di rubinetti, tazzine, zuccheriere e lampadari, visti nella loro interezza o quasi, ma secondo un taglio molto ravvicinato. Per questa ragione sembrano superare la loro stolida indifferenza e acquistare un deciso e quasi improvviso protagonismo. La sensazione di trovarsi di fronte ad oggetti solo apparentemente inanimati è più che un sospetto: le loro immagini possiedono infatti un'energia vitale esuberante, tale da confermare l’idea che appena girati gli occhi possano muoversi e saltellare di vita propria. Nonostante le velature stratificate della pittura raffinata di Bendandi, in cui si inseriscono anche piccoli strati color oro a impreziosire la tessitura cromatica, le sue prese elettriche o i rubinetti – visti da una breve e inusuale vicinanza – si percepiscono come presenze fantasmatiche, in perenne movimento grazie anche a un andamento pittorico visibilmente orientato. Quasi tutte le immagini comprendono brevi scritti in una calligrafia minuta, quasi evanescente, che asseconda l'idea che si tratti di un commento fra sè e sè, un parlare sommesso fra se stessi e le cose di tutti i giorni. Più contrastate sono le immagini della serie dei lampadari, legati a forme sovrabbondanti e un po’ demodè: spiccano con i loro rossi e viola sempre su un fondo neutro, quasi a sottolineare la loro presenza per sottrarsi allo scorrere inesausto dei giorni. Ancora più energici sono gli oggetti quotidiani di Pagnani che spiccano per il tratto essenziale e dinamico, che quasi li trasforma in veri personaggi dei cartoons, o mediante una pittura materica – che ancora deve a Moreni e alla sua generazione – ma trattenuta da una forma solida e compatta, ben evidenziata grazie a sfondi netti, brillanti, spesso in totale contrasto cromatico. La differenza fra questa e la vecchia oggettualità della pittura anni '60 e '70 sta proprio nella dimensione in cui gli oggetti sono rappresentati, qui del tutto privi di un'aura drammatica o esistenzialista ma piuttosto esaltati dallo sguardo ironico e complice dell'autore. Anche qui le pennellate sono decise, ben indirizzate, "tengono" sia sulle medie che nelle grandi dimensioni, tanto da far apparire tazzine e caffettiere come piccoli soldatini di un fantastico esercito giocattolo. Siamo lontani dalla poetica delle piccole cose o dalla dimensione simbolica degli oggetti di Montale, che alludono alla caduta di senso dell'esistere: piuttosto si tratta di uno sguardo che tenta di recuperare la sua prima volta, reintegrando lo stupore nel vedere un insolito mondo, ricco di forme, colori, quasi presenze. Magari con la delicatezza di Bendandi o l'ironia complice di Pagnani.Casa di Cose - opere di Mauro Bendandi e Roberto Pagnani - Fino al 27 marzo - Ravenna, Teatro Rasi, via di Roma 39 - orari: ma-ve 10-13 e 15-18, e durante tutte le aperture di spettacolo.
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Appropriato è il titolo Minime, del testo di presentazione di Casa di cose, una mostra a due – i ravennati Mauro Bendandi e Roberto Pagnani – allestita negli spazi del Teatro Rasi e curata da Viola Giacometti. Minimo è infatti l'aggettivo che si adatta ai soggetti di questa esposizione, tutti legati agli spazi domestici e all’azione quotidiana: caffettiere, pomelli di rubinetti, tazzine, zuccheriere e lampadari, visti nella loro interezza o quasi, ma secondo un taglio molto ravvicinato. Per questa ragione sembrano superare la loro stolida indifferenza e acquistare un deciso e quasi improvviso protagonismo. La sensazione di trovarsi di fronte ad oggetti solo apparentemente inanimati è più che un sospetto: le loro immagini possiedono infatti un'energia vitale esuberante, tale da confermare l’idea che appena girati gli occhi possano muoversi e saltellare di vita propria. Nonostante le velature stratificate della pittura raffinata di Bendandi, in cui si inseriscono anche piccoli strati color oro a impreziosire la tessitura cromatica, le sue prese elettriche o i rubinetti – visti da una breve e inusuale vicinanza – si percepiscono come presenze fantasmatiche, in perenne movimento grazie anche a un andamento pittorico visibilmente orientato. Quasi tutte le immagini comprendono brevi scritti in una calligrafia minuta, quasi evanescente, che asseconda l'idea che si tratti di un commento fra sè e sè, un parlare sommesso fra se stessi e le cose di tutti i giorni. Più contrastate sono le immagini della serie dei lampadari, legati a forme sovrabbondanti e un po’ demodè: spiccano con i loro rossi e viola sempre su un fondo neutro, quasi a sottolineare la loro presenza per sottrarsi allo scorrere inesausto dei giorni. Ancora più energici sono gli oggetti quotidiani di Pagnani che spiccano per il tratto essenziale e dinamico, che quasi li trasforma in veri personaggi dei cartoons, o mediante una pittura materica – che ancora deve a Moreni e alla sua generazione – ma trattenuta da una forma solida e compatta, ben evidenziata grazie a sfondi netti, brillanti, spesso in totale contrasto cromatico. La differenza fra questa e la vecchia oggettualità della pittura anni '60 e '70 sta proprio nella dimensione in cui gli oggetti sono rappresentati, qui del tutto privi di un'aura drammatica o esistenzialista ma piuttosto esaltati dallo sguardo ironico e complice dell'autore. Anche qui le pennellate sono decise, ben indirizzate, "tengono" sia sulle medie che nelle grandi dimensioni, tanto da far apparire tazzine e caffettiere come piccoli soldatini di un fantastico esercito giocattolo. Siamo lontani dalla poetica delle piccole cose o dalla dimensione simbolica degli oggetti di Montale, che alludono alla caduta di senso dell'esistere: piuttosto si tratta di uno sguardo che tenta di recuperare la sua prima volta, reintegrando lo stupore nel vedere un insolito mondo, ricco di forme, colori, quasi presenze. Magari con la delicatezza di Bendandi o l'ironia complice di Pagnani.Casa di Cose - opere di Mauro Bendandi e Roberto Pagnani - Fino al 27 marzo - Ravenna, Teatro Rasi, via di Roma 39 - orari: ma-ve 10-13 e 15-18, e durante tutte le aperture di spettacolo.
giovedì 12 marzo 2009
APPUNTI DI VIAGGIO - ORIENTE-INTERNO 11

Appunti di viaggio
gli artisti interpretano il museo.
Sabato 16 maggio 2009 ore 17.00
Roberto Pagnani e Domenico Settevendemie
ORIENTE-INTERNO 11
Dialogo di due artisti sul tema dell'oriente come punto cardinale dell'animo
MAR
Museo d'Arte della città di Ravenna
via di Roma, 13 - Ravenna
tel. o544 482477
http://www.museocitta.ra.it/
giovedì 5 marzo 2009
Saper donare è... ARTE!
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